Il reflusso gastroesofageo: cos’é e perché

Ormai a 35 anni ho capito che non posso più mangiare come prima. Un buon amico mi ha detto che “nel mezzo del cammin di nostra vita” bisogna darsi una regolata ed anche io, ultimamente, per salute, sento il bisogno di regolare la mia alimentazione.

Questo cambiamento è dovuto in parte anche a causa del reflusso acido, di cui ultimamente soffro e che qualche tempo fa mi ha causato oltre ai classici disturbi anche una forte crisi asmatica. In questo post vedremo quindi cos’è il reflusso gastroesofageo, analizzeremo alcune delle cause ed troverai anche consigli su come diagnosticarlo. Ovviamente, come avviene anche per altri articoli del genere all’interno del mio blog, si tratta di notizie che provengono da miei studi personali e da mie esperienze dirette. Prima di effettuare analisi o provare rimedi fai-da-te consiglio sempre di chiedere consiglio al proprio medico di fiducia.

Cos’è il reflusso gastroesofageo?

Il reflusso gastroesofageo si verifica quando il contenuto dallo stomaco sale nell’esofago; si chiama anche reflusso acido o rigurgito acido. Solitamente se hai “segnali” di reflusso acido più di due volte a settimana ha quasi certamente una condizione nota come malattia da reflusso gastroesofageo (che gli inglesi chiamano GERD ovvero Gastroesophageal reflux disease). E non c’è da scherzare o perder troppo tempo perchè se non trattata a volte può causare gravi danni.

Quali sono i sintomi?

Il reflusso può causare una fastidiosa sensazione di bruciore che può irradiarsi verso il collo. A volte la sensazione di bruciore viene confusa con problemi al cuore proprio perché il fastidio si avverte al centro del petto. Il classico “bruciore di stomaco” che porta allo sviluppo di un sapore amaro\aspro nella zona posteriore della bocca.
Quando è più forte c’è il rigurgito di cibo\liquidi dallo stomaco in bocca.
In alcuni casi il reflusso causa difficoltà a deglutire ed a volte può portare a problemi respiratori, come tosse cronica o asma .

A cosa è dovuto il reflusso?

La zona di passaggio tra esofago e stomaco è chiamata “sfintere esofageo inferiore“. Si tratta di una fascia circolare di muscoli all’estremità dell’esofago; quando funziona correttamente si rilassa e si apre quando deglutisci per poi stringersi e successivamente richiudersi.
Con il reflusso la fascia muscolare non si stringe o non si chiude correttamente e questo purtroppo consente ai succhi digestivi e ad altri contenuti dallo stomaco di salire nell’esofago.

Come si tratta solitamente il reflusso?

Come anticipato prima, mi raccomando, senza consultare un medico non bisogna mai assumere farmaci. Il medico per alleviare i sintomi del reflusso consiglia sempre di modificare le proprie abitudini alimentari e potrebbe anche suggerire di assumere farmaci come antiacidi, bloccanti del recettore H2 ed inibitori della pompa protonica (PPI). Se purtroppo il reflusso è molto grave occorrerà un intervento chirurgico.

Fattori di rischio

Capita che alcune condizioni possano aumentare il rischio da reflusso.
Le più frequenti sono:

  • obesità;
  • gravidanza;
  • ernia iatale;
  • disturbi del tessuto connettivo.

E lo stesso vale per alcuni comportamenti di stile di vita sbagliati come:

  • fumare;
  • mangiare pasti abbondanti;
  • sdraiarsi o andare a dormire poco dopo aver mangiato;
  • mangiare determinati tipi di alimenti, come cibi fritti o piccanti;
  • bere determinati tipi di bevande, come soda, caffè o alcol;
  • utilizzare farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’aspirina o l’ibuprofene.

Le complicazioni da reflusso

Nella maggior parte delle persone il reflusso è momentaneo e passa dopo qualche giorno ma in alcuni casi può portare a problemi di salute gravi o addirittura mortali.

Le potenziali complicanze includono:

  • esofagite ovvero un’infiammazione dell’esofago;
  • stenosi esofagea ovvero un irrigidimento dell’esofago;
  • l’esofago di Barrett ovvero una modifica permanente del rivestimento dell’esofago;
  • cancro esofageo che colpisce una piccola porzione di persone con esofago di Barrett;
  • asma , tosse cronica o altri problemi respiratori che si sviluppano quando se si inala l’acido dello stomaco;
  • erosione dello smalto dei denti, malattie gengivali o altri problemi dentali.

Giuseppe Alfredo Ruggi

Insegnante di Enogastronomia, Blogger, sistemista freelance. Vivo e lavoro a C\mare di Stabia. Trovo in ciò che faccio sempre nuovi spunti, lavoro con la creatività e continuo a formarmi guardando il mondo attraverso gli occhi dei miei studenti.

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