Luigi Pirandello e il suo rapporto con la tavola

Nelle opere di Luigi Pirandello, la tavola e il cibo assumono un ruolo significativo, spesso utilizzati come metafore per esplorare la complessità della vita umana. La convivialità del banchetto diventa un microcosmo che riflette le relazioni sociali, le dinamiche familiari e le contraddizioni dell’esistenza.

Il cibo come specchio dell’anima

Pirandello utilizza il cibo per descrivere i suoi personaggi e le loro emozioni. Ad esempio, in “Uno, nessuno, centomila”, il protagonista Vitangelo Moscarda osserva la sua famiglia riunita a tavola e nota come ogni persona abbia una diversa percezione di sé e degli altri. Il cibo diventa così un elemento che evidenzia la frammentazione dell’identità e la relatività della verità.

La maschera e la fame

In molte opere pirandelliane, la tavola è il luogo in cui si mettono in scena le maschere sociali. I personaggi assumono ruoli predefiniti per nascondere le proprie fragilità e insicurezze. Il cibo diventa un mezzo per ostentare ricchezza e status, ma anche per soddisfare bisogni emotivi e compensare vuoti interiori. In alcune opere, Pirandello utilizza la fame come metafora di desiderio e di bisogno. Ad esempio, in “Il fu Mattia Pascal”, il protagonista, dopo la sua finta morte, si ritrova a vivere ai margini della società, costretto a mendicare per il cibo. La fame diventa così un simbolo della sua condizione di estraneità al mondo e della sua ricerca di un’identità autentica.

La tavola come luogo di conflitto

La tavola può anche essere un luogo di conflitto e di tensione. Le discussioni familiari, i tradimenti, le rivalità si manifestano spesso durante i pasti. Il cibo diventa così un elemento che amplifica le divergenze e sottolinea le fratture tra i personaggi.

Il rapporto tra Pirandello e la tavola è complesso e sfaccettato. Il cibo e la convivialità assumono molteplici significati nelle sue opere, diventando metafore per esplorare la psiche umana, le relazioni sociali e la condizione esistenziale. Attraverso la descrizione dei pranzi, delle cene e dei banchetti, Pirandello ci offre un affresco profondo e realistico della società del suo tempo e delle sue contraddizioni.

“L’ultimo caffè” di Luigi Pirandello

L’ultimo caffè” è una poesia di Luigi Pirandello, pubblicata sulla rivista “La Riviera Ligure” nel giugno del 1912. È composta da un’unica strofa di 14 versi, caratterizzata da un linguaggio semplice e diretto, e da un ritmo lento e cadenzato.

Non poter dormire,
pe’ vecchi, brutto segno
di morte vicina:
vuol dire
che il congegno
vitale si scombina.

Solo
sul tetto
della vecchia casa dirimpetto
esala un fumajolo
a spire
nell’alba
umidiccia e scialba
un lieve fumo.
Là dirimpetto
abita un buon vecchietto
che certo è in cucina
per il suo caffè.

(Vicina
la morte
a chi non può dormire.)

Curvo sul fuoco
soffia il vecchietto forte;
poi la bianca tazza
solita
prepara: tre pezzetti
di zucchero, che amaro
gli sa sempre il caffè.
Schizza faville il fuoco.

(Vecchietto caro,
tu forse non m ’aspetti.
Tra poco
pur verrai con me.)

Su la vasta piazza
dorme ancor l ’ombra bassa;
qualche mattiniero
nero
vi passa.
Languida qualche stella
dal cielo occhieggia ancora.
Salutan la novella
squallida aurora
da presso e da lontano
i galli. Eccolo: dietro
il vetro
del balcon, pian piano
ora
sorseggia il buon vecchietto
caldo il suo caffè.
Prima che tragga il sorso,
vi soffia; chiude gli occhi:
chi sa che mai ricorda!
Forse gli sciocchi
sogni di questa notte.

Venivano
da bianche tombe
lontane
tante colombe
a frotte.
Di sotto il guanciale
sgusciava una serpetta
che gli dava un morso
sul cuore
senza fargli male.

Ancora, ancora un sorso,
vecchietto, non dar retta.
Perché ti guardi attorno?
Silenzio. Batton l ’ore.
Le cinque. Chi t ’aspetta?
È giorno, vedi? è giorno
già chiaro.
Finisci il tuo caffè.

(Poi, vecchietto caro,
fa’ cuore,
te ne verrai con me.)

I temi principali della poesia sono:

  • La vecchiaia e la morte: La poesia è una riflessione sulla vecchiaia e sulla morte, temi universali che accomunano tutti gli esseri umani.
  • Il tempo che passa: Il caffè è un simbolo del tempo che passa, che scorre inesorabilmente verso la fine.
  • La memoria: L’uomo anziano, mentre prepara il caffè, ripercorre i ricordi della sua vita.
  • La solitudine: L’uomo è solo, immerso nei suoi pensieri e nella sua malinconia.
  • La ricerca di senso: La poesia è una riflessione sul senso della vita e della morte

 

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By Giuseppe Alfredo Ruggi

Insegnante di enogastronomia, digital teacher e non solo. Collabora con numerose scuole d'Italia, ha pubblicato numerosi articoli e due testi. Innamorato della scuola sa bene che insegnando si impara.

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