L’aspetto religioso, si sa, è ancora parte attivo della nostra cultura. Tutti i popoli ne sono influenzati e non è raro che riti e credenze divengano talmente presenti da sostituirsi ad ogni altra modalità. Allestire l’albero di Natale, scambiarsi i doni, mangiare l’agnello a Pasqua non sono più gesti legati al nostro credo religioso ma rientrano in gesti della tradizione.

Non si dica questo degli Ebrei, profondi conoscitori e fedeli seguaci delle indicazioni religiose anche nel vissuto quotidiano. La loro cucina è detta kosher, ovvero adatta ed è contrapposta alla cucina treifa, dalla quale si tengono debitamente a distanza. Il kosher non è una moda è un modo di fare dall’antichissimo retaggio; è pieno di regole da seguire alla lettera.

 

Il popolo di religione ebraica mangia animali?

La risposta è sì! Come abbiamo avuto già modo di approfondire nell’articolo “La Bibbia in cucina” la Bibbia prevede prima un’alimentazione di sole erbe , aggiunge, poi, carni di alcune tipologie di animali. La Torah, l’insieme dei libri più importanti per l’Antico Testamento della Bibbia ebraica, indica, dunque, la possibilità di consumare animali ma a determinate condizioni. La carne, per essere adatta, deve venir lavorata da un ebreo religioso, designato dalle autorità ebraiche ed addestrato a questo scopo. Egli conosce il rispetto con cui va trattato l’animale prima e durante la lavorazione.

Il rito prevede che l’animale debba essere tranquillizzato, quasi coccolato, in modo che non capisca cosa sta per succedere. Non dovrà vedere o annusare il sangue di un qualunque animale macellato prima di lui, poichè sarebbe momento di estrema agitazione. Non viene tramortito: l’animale dovrà essere trattato con un taglio netto che non faccia soffrire e che riesca a svuotarlo dal sangue perchè non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue (Gen. 9,3). Insomma, lavorare la carne kosher è un’arte. Ed il macellaio è, a suo modo, un medico: deve, infatti, riconoscere fino a 70 diverse malattie (=imperfezioni) interne all’animale, soprattutto nella zona polmonare che renderebbero la carne treifa.

E l’Islam?

Simile nel comportamento è la pratica di macellazione detta halal, propria delle popolazioni a religione islamica. Il modo di procedere è simile alla macellazione kosher: l’animale deve essere tranquillizato e non sarà stordito. Il macellaio halal, musulmano praticante ed autorizzato dalla Moschea e dall’Asl, rivolge il cavo dell’animale verso La Mecca e recide le carni, all’altezza della carotide, con lama netta e ben affilata. Prima dell’atto, recita due preghiere ad Allah e fa in modo che tutto il sangue lasci il corpo. Per legge coranica, i musulmani non consumano carne di maiale.

Le macellazioni kosher e halal divengono un certificato di garanzia per i fruitori. I seguaci delle due religioni, infatti, sanno bene che trovare questo “marchio” su una confezione di carne indica che la carne è trattata secondo disposizioni religiose. Non solo. Uno studio negli USA ha dimostrato che solo il 15% dei consumatori acquista questi prodotti per motivi religiosi poichè il restante 85% lo fa per motivazioni etiche o di sicurezza circa la profilassi delle lavorazioni.

 

 

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