Altro che Americani. Lo street food a Pompei

In tempi di zone arancioni e coprifuoco, anche nella gloriosa cittadina di Pompei sarebbe stato possibile prendere del cibo da consumare comodamente a casa. Oppure immaginiamo un passante, un lavoratore che torna dopo una estenuante giornata e vuole mettere qualcosa sotto i denti. In un mondo in cui Just Eat non esisteva e la apple ancora non era neanche sull’albero, i Thermopolium offrivano proprio questi servizi. Di termopoli l’antica Pompei era piena. Se ne contano circa 80. Paragonabili, a seconda delle grandezze, alcuni alle nostre caffetterie, altri a vere e proprie tavole calde o a dei fast food, molto utilizzati dalla plebe.

E’ proprio una di queste tavole calde ad essere stata portata alla luce negli ultimissimi giorni. Una straordinaria scoperta, che ha rilanciato l’ottimismo circa la ricchezza del nostro Paese, detentore del 75% del patrimonio culturale planetario.

Ma torniamo alla meravigliosa scoperta: un bancone a forma di L, dotato di 9 piccole vasche per la conservazione del cibo. La piccola taverna doveva presentarsi al visitatore come ambiente ospitale e accattivante, con un radioso giallo a tingere il bancone.

Al centro, il disegno di una gallina dai vivissimi colori sembra volgere lo sguardo a sinistra, dove le teste di 2 oche pendono da un tavolo, pronte ad essere macellate. Un cane, di un vivo color nero, sorveglia la scena dal riquadro di destra.

Il giorno dell’eruzione del Vesuvio, quel famoso 24 ottobre del 79d.C., gli avventori avrebbero trovato dell’ottimo capretto, della carne di maiale e delle lumache di terra unite a del pesce; ad annaffiare il pasto, del vino rosso, chiarificato con delle fave e separato da esse con una tegola. Gli archeologi descrivono l’otre del vino come un vaso dall’odore penetrante, ancora oggi.

Curiosità: sulla cornice della scena del cane un graffito destinato al proprietario della locanda recita: “Cag****e invertito”. Come dire? Se lo street food non è cosa nuova, l’omofobia è un ever green.

Tutte i diritti per le immagini utilizzate in questo articolo appartengono ai legittimi proprietari.

Mirko Marzano

Mirko Marzano è laureato in lingue orientali, da tempo lavora nel settore turistico ma coltiva la passione per tecnologia e food.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.