Tra le tante bellezze in Campania spettacolari sono le isole del golfo di Napoli, specialmente l’isola di Procida. Una vera bomboniera con le sue casette colorate, il mare cristallino ed il suo ritmo molto lento.
Per descriverla utilizzerò le parole della grande Elsa Morante.

“La mia isola ha straducce solitarie chiuse fra muri antichi, oltre i quali si stendono frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali.
Ha varie spiagge dalla sabbia chiara e delicata, e altre rive più piccole, coperte di ciottoli e conchiglie, e nascoste fra grandi scogliere.
Fra quelle rocce torreggianti, che sovrastano l’acqua, fanno il nido i gabbiani e le tortore selvatiche, di cui, specialmente al mattino presto, s’odono le voci, ora lamentose, ora allegre.
Là, nei giorni quieti, il mare è tenero e fresco, e si posa sulla riva come una rugiada.
Ah, io non chiederei d’essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei d’essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di trovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua. “
Ecco come la scrittrice ci presenta Procida nel suo romanzo “L’isola di Arturo“. 
Come avrete capito questa meravigliosa isola ha tanto da offrire per la gioia degli occhi….ma anche del palato. Ci sono ottimi prodotti alimentari ed il vino è favoloso, per non parlare dell’ottima cucina locale. E tra le tante specialità è O B B L I G A T O R I O comprare e mangiare la LINGUA DI PROCIDA.

Si tratta di pasta sfoglia che racchiude crema pasticcera al limone. La versione storica prevede l’utilizzo dei limoni procidani – FANTASTICI – ma nelle pasticcerie e nei bar troviamo anche lingue di Procida con crema al cioccolato.
STORIA
Le testimonianze storiche designano il pasticciere napoletano Pasquale Mazziotti come inventore di questo dolce. Il pasticciere si trasferì sull’isola negli anni ’50 e propose la lingua nella sua pasticceria.
Ancora oggi questo dolce sembra essere diventato simbolo dell’isola, come avviene per il babà con Napoli. Ancora oggi sull’isola gli eredi di P. Mazziotti continuano la tradizione (a Piazza Olmo).

UN SABATO GIOIOSO
Ogni sabato prendendo la nave delle 6.15 da Napoli per Ischia, passo sempre per Procida. Ebbene, sabato scorso un mio alunno di Procida si presentò a me proprio su quella nave con un vassoio incartato tra le mani.
Tieni prof. Queste sono per voi“, mi disse Sergio S. sorridendo e porgendomi il vassoio.
Ero seduto, così poggiai il vassoio sulle gambe, lo aprii e mi ritrovai questo incanto.
RAGAZZI…CHE VISIONE CELESTIALE ALLE 7.20 DI MATTINA!!
Ecco le Lingue di Procida belle calde calde

Produzione “Dal Cavaliere“, un’istituzione culinaria dell’isola (il locale si chiama così in onore del vecchio proprietario nominato appunto, Cavaliere della Repubblica).
Sono rimasto ad ammirarle per un po’ di tempo prima di scoprirle.

Paolo Coelho una volta disse “Ogni gesto di un essere umano è sacro e pregno di conseguenze“e Sergio con questo gesto ha scalato la top ten dei miei alunni preferiti di Ischia. 🙂
Così assieme ad i miei colleghi pendolari abbiamo fatto una colazione totalmente MADE IN PROCIDA.

Premesso che mangiare la lingua di Procida ammirando l’isola ed il suo mare mentre si naviga è un’esperienza che NON HA EGUALI, condivido con te caro lettore la ricetta della classica lingua di Procida.

N.B. 
In molti chiamano la lingua di Procida anche “Lingua di Bue“….i più cattivi anche “Lingua di Suocera

RICETTA
Ecco a voi la ricetta così potrete farli anche a casa (non voglio sminuire le vostre abilità ma mangiarli a Procida è tutta un’altra storia!):

Ingredienti:
  • 500 g di pasta sfoglia (trovi la ricetta dell’impasto nel blog);
  • 500 g di crema pasticcera  (trovi la ricetta di diverse varianti nel blog);
  • zucchero semolato (quanto basta);
  • 1 tuorlo;
  • 1 albume;
Procedimento:
Stendete la pasta sfoglia (deve avere uno spessore di circa 3 mm). Praticate qualche microforellino per non far rigonfiare troppo la pasta. Formate degli ovali e poi su metà di essi stendete la crema pasticcera, lasciando un po’ di bordino (come fosse una cornice). Con un pennellino stendete l’albume sui bordi di pasta e poi sovrapponete la sfoglia; l’albume fungerà da collante e sigillante. Sovrapposta l’altra metà spennellate con il tuorlo ed “impanate” con zucchero semolato.  Infornate in forno giù caldo a 180° per circa 20/25 minuti. Va mangiata bella tiepida. 

CHE BONTA’ RAGAZZI!!

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