Molte volte mi capita di viaggiare con la fantasia, pormi mille perchè su determinati avvenimenti storici e di fantasticare bislaccamente.
Ecco che  mentre scrivevo il mio articolo L’alimentazione ai tempi degli antichi romani comododamente seduto sul mio divano, in TV davano il simpaticissimo film THE WEDDING PLANNER con protagonista Jennifer Lopez ……….ed ho pensato:
– ma com’era organizzare un evento nella Roma antica?
– i banchetti erano così diversi dai buffet di oggi?
Oggi ogni evento viene personalizzato in base a diversi fattori: tipologia, numero di persone, stagionalità, tipo di menu…..ma era così diverso per gli antichi romani?
Gli storici ci dicono di NO

IL SERVIZIO

Oggi chi studia hotellerie (e molti appassionati) sanno bene che esistono diverse tipologie di servizio (all’italiana, alla russa….etc..etc..). Accadeva qualcosa di simile anche nell’antichità.
Nei primi secoli dalla nascita della grande Roma i commensali consumavano i pasti in piedi; poi col passare del tempo con l’evolversi dei modi di vivere e della società i romani iniziarono ad usare una stanza adibita esclusivamente ai pasti: la sala da pranzo chiamate triclinium.
Molto diversa dalla nostra: c’era un tavolo ovale affiancato da sgabelli simili ai divani moderni. I commensali si sdraiavano sui lecti tricliniares e consumavano i pasti in questo modo a quasi qualunque ora (giorno e notte). Chi possedeva una grande casa aveva diverse stanze da pranzo che venivano occupate in base alla stagionalità e la posizione del sole.

 
Quando in cucina i cibi erano stati ultimati  venivano messi su un grande vassoio, il ferculum e portati sulla tavola ovale, senza tovaglie.

Si usava vasellame di coccio normalmente per il servizio. Nelle case dei più ricchi il vasellame era d’argento ed ornato da pietre opache (le murrine).
Gli schiavi “assistenti di sala” avevano il compito di allestire e curara la tavola di servizio: su di essa c’era l’acetabulum (l’ampolla con l’aceto), la salinum (la saliera), i dentiscalpia (gli stuzzicadenti) e la muscarium pavoninum (uno schiacciamosche fatto da penne di pavone).

SI MANGIAVA CON LE DITA
A quel tempo siccome non si usavano le posate, per pulirsi le mani tra una portata e l’altra, i romani usavano lavarsi con delle piccole brocche d’acqua profumata (oggi usiamo le salviette qualche tempo fa le finger-bowl) e si asciugavano con dei pezzi di stoffa chiamate mappa. Erano dei tovaglioli personali che portavano sempre con loro. Gli schiavi pulivano loro sia mani che piedi.
Siccome mangiavano con le mani, per comodità, tutti i cibi venivano serviti già in piccoli pezzi oppure erano gli schiavi che tagliavano i bocconi per i loro padroni. Esisteva già il cucchiaio: si chiamava ligulae ed era inizialmente in legno, poi venne realizzato in metallo. Più tardi fu introdotto uno strumento per mangiare uova e lumache più comodamente, il cochlear.

il brindisi romano: oggi conosciamo tanti modi per omaggiare il festeggiato ma il brindisi resta sempre un evergreen. I romani bevevano alla salute tanti bicchieri quante le lettere del nome del festeggiato o di chi aveva organizzato il banchetto o del padrone di casa.

UN PERFETTO OUTFIT
Quando si partecipava ad un banchetto, i romani utilizzavano un abbigliamento particolare, la vestis coenatoria o synthesis. Si trattava di una tunica di lino colorata molto più larga e lunga di quella normale. Agli schiavi veniva affidata più di una tunica perchè il padronee sporcandosi doveva cambiare la veste più volte durante il pasto. Anche la calzatura era specifica: invece dei comuni sandali usavano le solae, antenati delle nostre pantofole (erano usate solo in casa).

CHI CUCINAVA
In una tipica casa romana la responsabile della preparazione dei pasti era la padrona di casa (come accade nelle case di noi napoletani!); cucinava, preparava la sala e gestiva le vivande e bevande proprio come una perfetta e moderna chef.
La moglie del padrone di casa era a capo di una vera e propria brigata composta da: i coqui (cuochi), i culinarii (aiutanti), i pistores (i pasticcieri), i fornacarii (i maestri panificatori). 

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Perchè i romani mangiavano sdraiati?
Nell’antichità egizi e greci mangiavano da seduti, solo il popolo romano mangiava da sdraiati. Era un’abitudine si pensa ereditata dagli antichi Etruschi. Tutto il popolo romano mangiava disteso sui “divanetti inclinati” (kline). Esistevano anche divanetti a più posti e non solo i più ricchi mangiavano sdraiati. Anche i romani più poveri lo facevano (specialmente nel periodo delle festività). Tutti i cittadini liberi, la posizione era proibita agli schiavi. Restavano seduti anche le donne ed ai bambini (più tardi, in pieno IMPERO ROMANO, alle donne facoltose fu concesso di mangiare nella stessa posizione degli uomini). Anche i clienti delle taverne mangiavano seduti.

Tramite numerosi affreschi e decorazione su vasellame conosciamo la posizione esatta: 
distesi in un lettino leggermente inclinato (kline), con accanto un tavolo di piccole dimensioni, 
rivolti verso la tavola principale, appoggiati su un cusino con il gomito sinistro, 
mantenevano il piatto con la mano sinistra.

L’IMPORTANZA DI STARE SDRAIATI
Durante i banchetti si conversava sulla politica, sull’arte e sulla filosofia, si parlava d’affari e di lavoro ma capitava quasi sempre che ci addormentasse tra una portata e l’altra proprio per la posizione comoda. Stando sdraiati inoltre era possibile ingerire più cibo
Mangiare da sdraiati voleva dire avere gran potere, si apparteneva ad una classe privilegiata. Pensa che Catone l’Uticese per protestare contro la tirannia di Cesare decise di mandiare seduto (oggi invece facciamo lo sciopero della fame).

Spero che questo “viaggio temporale” sia stato di tuo gradimento.
Nel prossimo articolo parlerò della sala da pranzo, farò confronti con le sale ai giorni d’oggi e di come erano moderni gli antici romani sull’attenzione al dettaglio ed al comfort.
Ti ricordo che all’interno del blog trovi la sezione STORIA con tante curiosità e la sezione DIDATTICA con  LEARNING OBJECTS con schemi ideali da usare a scuola.

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