Eugenio Montale e la cucina: un connubio tra gusto e poesia

Eugenio Montale, poeta italiano Premio Nobel per la Letteratura nel 1975, era un appassionato di cucina. La sua passione per il cibo si rifletteva non solo nella sua vita privata, ma anche nella sua poesia.

La Liguria e i suoi sapori

Nato a Genova nel 1896, Montale crebbe in una famiglia borghese che apprezzava la buona tavola. La cucina ligure, con i suoi sapori semplici e genuini, ebbe un’influenza profonda sul suo palato e sulla sua sensibilità poetica.

Nelle sue poesie, Montale spesso descriveva cibi e pietanze tipiche della Liguria, come la focaccia, il pesto, la cima genovese e la torta pasqualina. Questi elementi culinari non erano solo semplici descrizioni, ma diventavano simboli di memoria, tradizione e identità.

Ecco qui proposta una poesia, “I limoni” che secondo me rappresenta un esempio significativo della poetica di Eugenio Montale con la sua semplicità e la sua immediatezza.

I limoni

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

I temi principali della poesia sono:

  • La contrapposizione tra la poesia “laureata” e la poesia “umile”: Montale contrappone la sua poetica, che si concentra sugli oggetti quotidiani e comuni, alla poesia tradizionale, che celebra temi aulici e sublimi.
  • Il rapporto tra uomo e natura: La poesia esprime il desiderio del poeta di trovare pace e bellezza nella natura, lontana dalle angosce della vita quotidiana.
  • La fugacità del tempo: Il poeta è consapevole che l’illusione di pace è solo momentanea e che la vita è soggetta al tempo che passa.
  • La speranza: Nonostante la consapevolezza della fugacità del tempo, il poeta conserva il ricordo del profumo dei limoni come simbolo di speranza e di bellezza

La cucina come metafora della vita

Per Montale, la cucina era anche una metafora della vita. La preparazione del cibo, con i suoi tempi e i suoi riti, rappresentava il ciclo della vita, dalla nascita alla morte. I sapori e gli odori del cibo evocavano ricordi, emozioni e riflessioni filosofiche. Nelle sue poesie, Montale utilizzava spesso immagini culinarie per parlare di temi come l’amore, la perdita, la solitudine e la morte. Ad Oltre a scrivere di cibo nelle sue poesie, Montale si dedicò anche alla scrittura di ricette. Nel 1970, pubblicò un libro intitolato “Paesaggi della Riviera di Levante”, in cui condivideva le sue ricette preferite della Liguria. Queste ricette non erano solo semplici istruzioni culinarie, ma anche racconti di vita vissuta, testimonianze del suo amore per la sua terra e per le sue tradizioni. Eugenio Montale fu un poeta che seppe coniugare il gusto per la cucina con la sua sensibilità poetica. La sua passione per il cibo si rifletteva nelle sue poesie, nelle sue ricette e nella sua stessa vita. Oggi, le sue opere ci permettono di apprezzare non solo il suo genio letterario, ma anche il suo profondo legame con la cultura e le tradizioni della sua terra.

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By Giuseppe Alfredo Ruggi

Insegnante di enogastronomia, digital teacher e non solo. Collabora con numerose scuole d'Italia, ha pubblicato numerosi articoli e due testi. Innamorato della scuola sa bene che insegnando si impara.

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