Figura affascinante, controversa e sfaccettata, Gabriele D’Annunzio (Pescara 1863 – Gardone Riviera 1938) fu uno dei protagonisti indiscussi della vita politica e culturale italiana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Dotato di un intelletto straordinario e di una cultura vastissima, massimo rappresentante del decadentismo e fervente nazionalista, prese parte alla Prima Guerra Mondiale come aviatore della Regia Aeronautica: leggendaria rimase la sua impresa del volo su Vienna a bordo del Caproni. Non a caso molti lo considerano il più grande letterato italiano del Novecento.
D’Annunzio visse a Napoli dal 1891 al 1893 collaborando con Il Mattino e Il Corriere di Napoli. In quegli anni, oltre all’attività giornalistica condotta accanto a Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao, compose anche alcune tra le sue opere più significative, come Giovanni Episcopo e L’innocente. Il “Vate” — appellativo che gli fu attribuito poiché ritenuto quasi un poeta-sacerdote, un profeta — era un assiduo frequentatore del Caffè Gambrinus. Qui tutti desideravano la sua attenzione: letterati del calibro di Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo cercavano la sua amicizia, mentre le signore gli domandavano autografi e confidavano nelle sue storie d’amore.
Le storie nella storia
La tradizione racconta che proprio nel 1892, seduto tra un caffè e un sorbetto al Gambrinus, D’Annunzio fu sfidato dall’amico Ferdinando Russo a scrivere una canzone in dialetto napoletano. Il poeta, che di certo non si tirava indietro, accettò subito: compose il testo di getto, a matita, direttamente sul marmo di un tavolino del Caffè — tavolino che il cameriere Ciccillo conservò con cura. L’ispirazione? Una giovane donna, bella e raffinata, che sorseggiava il suo caffè proprio lì, ai tavolini del Gambrinus.
Il testo di ” ‘a Vucchella”
Sì comm’a nu sciorillo
tu tiene na vucchella
nu poco pocorillo
appassuliatella:
Meh, dammillo, dammillo,
”“ è comm’a na rusella ”“
dammillo nu vasillo,
dammillo, Cannetella!
Dammillo e pigliatillo,
nu vaso piccerillo
comm’a chesta vucchella,
che pare na rusella
nu poco pocorillo
appassuliatella…
Sì, tu tiene na vucchella
nu poco pocorillo
appassuliatella…
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Video dal TG2 20.30 del 23/9/2022
Così, quasi per gioco, nacque ’A vucchella. La canzone fu poi messa in musica da Francesco Paolo Tosti e, dopo la pubblicazione a cura di Giulio Ricordi nel 1907, conquistò il pubblico internazionale grazie all’interpretazione di Enrico Caruso. Da quel momento divenne un classico della canzone napoletana, reinterpretato negli anni da artisti come Roberto Murolo, Sergio Bruni, Luciano Pavarotti e, più recentemente, Andrea Bocelli, che ne hanno confermato il valore di autentico capolavoro.










