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giovedì 10 novembre 2016

I cocktails: tra storia e leggenda

Molto spesso mi capita di pensare che utilizziamo e prepariamo pietanze e bibite senza conoscerne l'origine. 

Com'è nata la pizza, chi ha inventato il babà?

E nel mondo del beverage.....a chi è saltato in mente di miscelare vari tipi di bevande, alcoliche ed analcoliche?
In questo post introdurrò l'infinito e coloratissimo universo dei cocktails.


E' d'obbligo un po' di storia (poca altrimenti divento noioso

Iniziamo dal principio:
L’invenzione del cocktail ha 4 diverse leggende, nessuna delle quali potrà mai essere confermata dai protagonisti (è passato troppo tempo).

  • La prima narra della bella americana Betsy Flanagan, che nella sua taverna, mesceva drink preparati con whiskey e gin, presumibilmente non di altissima qualità e succhi di frutta. Queste pozioni si meritarono il nome di “Coda di Gallo”, in virtù della ampia gamma di colori proposta dall'intraprendente barista;
  • La seconda parla di un barman imbarcato su una nave in navigazione sul Mississipi, che per alleviare la noia del viaggio ai suoi clienti, mesceva ottimi drink utilizzando delle caraffe a forma di galletto, utilizzate da sempre, in Europa, per il servizio del vino;
  • La terza appartiene ad un barman di Vera Cruz, in Messico, che mescolava alcolici e frutta utilizzando come decorazione delle bellissime piume di coda di gallo;
  • L'ultima, forse la più plausibile, sembra legata al cocktail codificato più antico del mondo, chiamato Sazerac, servito dal barman Jonh Schiller al Sazerac Coffee di New Orleans. Per il suo servizio utilizzava dei bicchieri caratteristici, che ricordavano la forma arrotondata di un uovo, chiamati Coquetelle, da cui il nome "Cocktail".
















Ma che cos'è un cocktail?

La prima definizione di Cocktail viene da un giornale statunitense di Houston, nel 1806, il giornalista cerca di spiegare ai lettori cosa è un cocktail e lo definisce un "liquore" fatto con distillati, acqua, bitter e zucchero in grado di corroborare il corpo ed alleviare la testa...Nel 1860 abbiamo una delle prime pubblicazioni riguardo i cocktail, il "Bartender Manual" di Harry Johnson, all'interno del quale sono codificati molti drink a base vermouth e gin, fra cui spicca la ricetta del Martinez. Nel 1862 abbiamo la prima guida "Bartender's Guide" scritta dal professore e maestro di tutti i baristi, Jerry Thomas, al cui interno troviamo 10 cocktail codificati.


La vera innovazione discriminante che lo distingueva dai beveroni a base frutta e soda dell'epoca, era l'utilizzo dei bitter (Angostura e Peychaud) ed infusioni a base di assenzio. Con il tempo verrà incluso anche il famoso Tom Collin's (1876). Jerry Thomas pur non essendo un creatore di cocktail, viene riconosciuto come il fondatore della moderna mixologist, in quanto codifica e spettacolarizza il mestiere del barman eseguendo con gesti veloci, giostrando bottiglie speciali di sua invenzione, shaker e stirrer; decorati con gioielli luccicanti, tutti i cocktail conosciuti, come Sour e Fix, creando per la prima volta una forte attenzione del cliente sulla gestualità del barman. Il vero successo è dovuto alla trasversalità su tutti le classi sociali e, grazie ad essa, arrivò a guadagnare cifre importanti per l'epoca, di molto superiori agli stipendi di politici e banchieri. Passa il tempo ed il successo del cocktail è inarrestabile ed inevitabilmente arriva il primo "Cocktail Party" organizzato dalla sig.ra Welsh (conta ben 50 invitati). 
In Italia Tommaso Marinetti in un brano della "Cucina Futurista" giudica deprecabile la diffusione di tale anglosassone usanza, reclamando a gran voce il ritorno alle radici più genuine dell'italico vino.

Qui con la storia ci fermiano (per adesso). 
E' sorprendente pensare che in questo universo colorato non c'è limite alle possibili combinazioni. E l'amante della vita mondana, il cultore dei locali o semplicemente l'appassionato lo sa bene.


Nel blog trovi curiosità, tecniche di servizio e le ricette dei cocktails più diffusi.


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