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mercoledì 16 dicembre 2015

Le strade del vino Campane: Terra di Lavoro


Telefono: 0823 906286 
Sito Web: OFFLINE 
Sede Amministrativa: Viale della Libertà, 3-  Rocca D’Evandro (CE)  

COMUNI COINVOLTI: Cellole, Falciano del Massico, Galluccio, Mondragone, Rocca d'Evandro, Sessa Aurunca  

Un territorio nascosto ai turisti, poco conosciuto anche dai campani, dalle potenzialità enormi che purtroppo poche volte si tramutano in qualcosa in più diventando potenzialità inespressa come in questo caso. La provincia di Caserta non è ancora turisticamente forte e capita che i turisti visitano i maggiori attrattori (come ad esempio la Reggia, l’anfiteatro di Capua o il centro storico di Sessa Aurunca) e non restino a godere l’arte, cultura e tradizioni. In una terra simile, solo con il binomio arte e gastronomia si può realizzare un’esperienza unica, che crei nell’animo del turista la volontà di diffondere ciò che ha visto e di ritornarci. Il turismo enogastronomico può far sviluppare altre forme di turismo come quello sportivo, legato ad attività di trekking ed escursioni piacevolissime: ne è un esempio il comprensorio del Matese, i percorsi naturalistici tra i monti Frascara e Sant’Antonio nei pressi di Galluccio e l’oasi naturalistica del Lago di Falciano. 
Quest’associazione è stata una delle prime a partire: nel 2001 i comitati sono stati formati e nel 2005 si sono convertiti in comitati di gestione. 
Il presidente, dott. Claudio Prattico che proviene da una famiglia di produttori agricoli, conosce bene il suo territorio e cerca di metterlo al centro dello sviluppo imprenditoriale ma non è facile. Egli infatti afferma che la cultura dello stare assieme non è diffuda e molte realtà restano solitarie. C’è un’enorme difficoltà da parte degli imprenditori,  a rendersi protagonisti, e tutto ciò toglie tempo all’organizzazione di percorsi che possano intercettare i grandi flussi turistici. Le amministrazioni pubbliche purtroppo sono assenti e l’associazione è autonoma sia dal punto di vista organizzativo che finanziario.  

Tra le coltivazioni più caratteristiche, è possibile trovare “il vino più alto d’Italia” (l’Asprinio), chiamato così per l’usanza di coltivare la vite sulle cosiddette “alberate aversane” e cioè abbarbicata fino all’altezza di 15 metri ai pioppi che fanno da tutori. Va sottolineato che la provincia di Caserta è tra le più attive nella riscoperta e nella promozione di vitigni autoctoni e in questa scelta il Presidente Claudio Prattico crede molto e riconosce ai produttori il merito di un ottimo lavoro in questa direzione, senza però per questo tralasciare un esortazione a fare ancora di più nella ricerca della tipicità. La cartellonistica anche in questo caso è carente ed è assente un sito web che possa promuovere itinerari.  Sembra che l’associazione Strade del vino dell’Isola d’Ischia e questa volessero creare assieme un portale delle strade del vino Campane, ma a tutt’oggi non risulta nulla di tutto questo. Il questo territorio occorre creare la  “cultura dell’ospitalità” e diffonderla tra gli addetti perché è sempre la prima impressione che conta ed un turista visita un luogo solo quando è veramente sicuro della propria scelta. L’associazione deve ancora compiere quell’azione di collegamento che possa far scaturire la nascita di una rete ed un sistema valido per essere venduto e non ha ancora rinnovato l’offerta che per ora rischia di stancare il consumatore per i troppi riferimenti di tipo storico.  

Quali vini?
  • Asprinio d’Aversa D.O.C.
  • Falerno del Massico D.O.C.
  • Galluccio D.O.C.
  • Casavecchia di Ponteleone D.O.C. 



Fonte: Supereva - articolo di Giusy Mauro




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I contenuti in quest'articolo possono subire variazioni dovute all'evoluzione dell'operato delle diverse associazioni ed enti che curano il progetto Strade del Vino Campania ed all'aggiornamento delle leggi. Sarà mia cura tenere aggiornate le informazioni.
Il presente articolo fa parte di un Project Work presentato come elaborato finale per l'esame di  IFTS “Tecnico superiore specializzato in elaborazione, produzione e somministrazione di specialità enogastronomiche tipiche della dieta mediterranea” anno 2015. 
Le fonti dell'articolo sono state ricercate sul web, su blog di professionisti, sui siti istituzionali e sui portali dei diversi comitati che curano il progetto.

Per qualsiasi chiarimento contattami su profruggi@gmail.com



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