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domenica 8 settembre 2013

PIZZA VILLAGE in collaborazione con PASSIONE STABIA

PIZZA VILLAGE…..

Ero su Instagram, un famoso social network, quando la mia attenzione venne catturata dalla foto di un uomo davanti ad una pizza. Ingrandisco la foto, ma non è possibile, era lui, il sindaco De Magistris: “Alle prese con panello, salsa e mozzarella. Non è facile”.
Si trattava dell’inaugurazione della kermesse PIZZAVILLAGE (dal 3 all’8 settembre), un vero e proprio villaggio che vede come protagonista la classica pizza napoletana, prestigioso prodotto artigianale esportato in tutto il mondo. Un bellissimo modo per pubblicizzare l’evento.
E noi di PASSIONE STABIA non potevamo mancare alla terza edizione di questa favolosa manifestazione tenutasi lungo la bellissima via Caracciolo fino alla Rotonda Diaz; così ho dovuto sacrificare il mio sabato e ho dovuto collaudare “con mano e con bocca” il villaggio della pizza.
Appena si arriva nei pressi del Castel dell’Ovo, scrutando in lontananza si notano dei fari “Las Vegas style” che proiettano il loro fascio nel cielo accompagnati dai fumi prodotti da ben 45 forni. All’ingresso ci accoglie il profumo della pizza accompagnata da buona musica. Infatti qui la pizza regna sovrana ma è associata a musca e cabaret. L’enorme palcoscenico all’inizio “della promenade” allestito per l’occasione ha visto ospiti Biagio Izzo, Rita Forte, la Banda Baccano e i personaggi di Made in Sud.
Io e un migliaio di persone (lo scorso anno sono state calcolate oltre 300mila presenze) ci siamo subito messi in fila per il ticket. Tutto ben organizzato. Con soli 10€ si aveva diritto ad una pizza (ogni pizzeria era libera di poter preparare oltre alle classiche margherita e marinara, anche una propria specialità), una bibita (acqua, Cola o Birra), a scelta gelato/dolce e caffè (espresso o shakerato). Insomma, un ottimo menu fisso. Con il biglietto potevi andare in qualunque stand; ogni stand (ben 45) attrezzato con forno a legna, un’equipe di pizzaioli e posti a sedere (4400 in totale).
C’era l’imbarazzo della scelta, tutti pizzaioli storici della città, da Sorbillo al Trianon, fino a Di Matteo e al Presidente. Io, tentato dal maestro Di Matteo, alla fine ho optato per la pizza di Yoshi, giovane talento giapponese che infornava in kimono.  Ottima scelta, infatti rispecchiava appieno la mia pizza ideale: ben lievitata, morbida, pomodoro quasi crudo.
Girovagando per gli stand noto uno spazio molto particolare sormontato da una tabella con scritto : "Pizzeria dell'impossibile, finché c'è pizza c'è speranza". Si trattava di un gruppo di pizzaiolo formati da ragazzi, provenienti dal carcere di Nisida che sotto la guida di Antonio Franco (presidente dell'associazione “Scugnizzi”) stavano imparando l'antica arte del pizzaiolo, con i maestri Lorenzo Cancelli e Gennaro Gattimolo. Davvero una bella idea.
Il programma del villaggio prevedeva anche il campionato mondiale del pizzaiolo - Trofeo Caputo,( 12.ma ed.). Questo campionato è uno dei più importanti al mondo, una vera olimpiade della pizza. E’ divisa in otto categorie: pizza napoletana S.T.G.; pizza classica; pizza in teglia; pizza a metro; pizza di stagione; pizza senza glutine; pizza juniores; gare acrobatiche.
Chiacchierando con un pizzaiolo di uno stand vengo a conoscenza che si sono sfidati in gara in più di 500 e che il trofeo Caputo è stato conquistato da Davide Civitiello, un discepolo dei maestri Costa e De Masi. Non vinceva un napoletano da ben otto anni.  Passeggiando, tra tantissime persone quasi sembrava di non essere sul lungomare di Napoli. E’ stupendo (e quasi strano)pensare che si possa uscire serenamente e godersi la serata.

Insomma, il messaggio è stato chiaro: se vuoi mangiare la pizza devi venire a Napoli


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